ICONE GAY MADE IN ITALY. E PER ERRORE LOREDANA

ICONE GAY MADE IN ITALY. E PER ERRORE LOREDANA

Loredana Errore

Canzone simbolo: Ragazza Occhi cielo
Gemma dimenticata: La mia piccola casa
Canzone gay-friendly: Cattiva (feat Loredana Berte’)

Piccole icone crescono. Quando questo dizionario delle cantanti icone gay femminili mi venne in mente, io ero tornato da pochissimo da Londra (dove ho vissuto tra estate 2002 ed estate 2010) e la lettera E era in realtà destinata ad Elisa, che a dir la verità a me personalmente lascia un po indifferente…ma tanto piace alle mie amiche lesbiche e a tanti miei colleghi gay maschi.
Di Loredana Errore Io sapevo solo che era arrivata seconda ad Amici nel 2010 e che Rita Dalla Chiesa disse a suo tempo a Forum che voleva vincesse lei. Non la migliore delle introduzioni dunque.
Di lei venni a sapere successivamente che Biagio Antonacci ha scritto qualche canzone per il suo EP di esordio….la cosa mi lascia indifferente.
Poi arriva Sanremo 2011. Chi fino ad ora ha letto i miei blog sa quanto io abbia amato (e amo tutt’ora) Bastardo di Anna Tatangelo. Ecco, la prima volta che ho visto in vita mia cantare Loredana Errore e’ stata a Sanremo in duetto con Lady Tata. Nel mio blog sanremese l’ho definita posseduta. Confermo l’impressione.
(dedico questo video ai miei amici di Trashonisti)

Quello che pero’ iniziava ad essermi chiaro e’ che Loredana Errore non passa inosservata, sicuramente vale il detto “o la ami o la odi”….certo indifferente non può lasciarti. Inizio ad essere incuriosito.
Tutto si può dire di me tranne che sono un snob musicale. Ascolto tutto. Tutto quello che mi vene proposto prima di dire che non mi piace viene fatto passare nelle mie orecchie almeno una volta. E sono musicalmente molto curioso. Quando dopo un mesetto mi trovi davanti al video de il muro, incuriosito lo aprii.
Amo la freschezza e i suoni.
Decido di scaricare il suo primo EP. Ragazza Occhi cileo, La vedova nera e Ti amo la fanno da padrone.
Finalmente capisco che la lettera E del mio blog aveva una degna rappresentante.
Per essere sicuro che la nostra Loredana potesse entrare in questa lista sono andato a rispolverare il manuale d’uso: . Qui leggiamo che

SE pero’ abbiamo bisogno di trovare dei fattori comuni possiamo riconoscere nell’irriverente tragicità, in un’improbabile credibilità e da indiscutibili elementi di kitsch, gli indizi base per sapere che siamo sulla buona strada…

Commosso capisco che finalmente ho una nuova potenziale icona. Devo solo attendere l’album di prossima uscita…. E finalmente saprò.
Scopro da li a poco che nel disco sarà presente un duetto con un’altra Loredana, grande icona (gay e non gay) italiana.
Loredana Errore con Loredana Berte’. La canzone e’ Cattiva scritta da Biagio Antonacci che il duo presenta ad Amici di Maria De Filippi del sabato pomeriggio. Ascoltiamola.

Una delle performance in playback più belle che io abbia mai visto (vogliamo commentare i microfoni???!!!), degna di una coppa della gara di playback di Non e’ la Rai.
E che dire della canzone se non che e’ bellissima? Io mi convinco che ho davanti un personaggio che difficilmente abbandonerò.

Esce L’Errore. L’8 marzo…e io e’ praticamente da allora che lo ascolto in ripetizione.


Di tutti gli ex Amici di Maria la presenza di Loredana tra le icone gay come unica rappresentanza certo non e’ un Errore
(si…l’ho scritto veramente….lol).

Ogni bene,
Grazie
Igor

ICONE GAY MADE IN ITALY. A PER ANGIOLINI AMBRA

ICONE GAY MADE IN ITALY. A PER ANGIOLINI AMBRA

AMBRA ANGIOLINI


Canzone simbolo: T’appartengo
Gemma dimenticata: Niente da capire
Canzone gay-friendly: Voglia questa voglia (sigla di Sratesa niente MTV)


Angiolini Ambra. Nessuno meglio di lei casca cosi a fagiuolo nel concetto di cantanti donne- icone gay.
Ma andiamo con ordine. Da grande leggitore di pensieri che sono, riesco a percepire quelle espressioni di perplessità da parte soprattutto degli eterosessuali per la presenza di Ambra in questa lista. Sento già le domande che vi state ponendo e i dubbi che vi stanno logorando il cervello:

• Ma in una lista di cantanti non dovrebbero esserci…cantanti?
• Ma Ambra non ha fatto solo una canzone?
• Ma Ambra…….? Quella Ambra???? Ma non cantava in playback a Non e’ la Rai?
• Ambra? Ancora?????!!!!!

Sarebbe ingiusto dare il merito della presenza in questa lista solo all’alveare che era Non la Rai, dove la nostra era l’indiscussa Ape Regina.
Sicuramente il suo percorso nel day-time show di Mediaset e’ stato gioia di molti: il suo auricolare, le sue esternazioni, il suo microfono, il suo zainetto, la sua rivalità’ con la Petrarolo, le sue lacrime e le sue mitiche canzoni. Sicuramente grazie a None e’ la Rai, Ambra e’ diventata un simbolo ed un’icona non solo gay ma di una generazione. Nonostante i critici non siano sempre stati buonissimi con lei, l’affetto del pubblico e’ sempre stato tale da averle dato la possibilità di crescere e trovare una sua collocazione più adeguata alla sua persona. Questo non senza crisi personali ben documentate dalla stampa nazionale, come ad esempio le recenti foto su Chi e l’intervista a Vanity Fair.
Ma il pubblico gay, da sempre sensibile a questo genere di figure, non solo non ha dimenticato i l suo trascorso musicale (chiedendone spesso un ritorno), ma ancora lo osanna. Chi è familiare con il concetto di Icona Gay saprà invece benissimo che non è strettamente necessario per esserne una:

• Essere una cantante di professione
• Avere una discografia popolare e/o di successo (anzi)
• Nel caso specifico qui analizzato, Ambra ha inciso ben quattro album (di cui tre tradotti anche in lingua spagnola).

Nonostante il boom iniziale del primo album T’appartengo, è sicuramente grazie al successivo Angiolini che la nostra Ambra nazionale ha consolidato il suo seguito gay.
Ricordo benissimo l’impatto che ebbe quell’album su di me (e su molte persone che conosco): era come un urlo a voler stabilire la propria identità di persona in crescita. Questa evidente crisi personale in cui si trovava Ambra si rifletteva sicuramente nei testi post adolescenziali che riuscivano a trasmettere emozioni che non fossero piu un semplice margheritare il cuore ma più fisici con frasi tipo

“adesso mi vuoi per sesso ma io non posso, non posso e basta”

.

Chi, come me , in quella fase stava crescendo e scoprendo il mondo adulto, sentiva come se quelle parole, quei concetti che avevamo dentro fossero finalmente musicati. Testi comunque addolciti da musiche degne del miglior Sanremo degli anni 90 che rendevano l’esperienza auditiva tra le più riuscite di un gay adolescente alle prese con la sua spazzola/ microfono e il suo specchio.

Ambra poi è cresciuta e noi con lei. Ci ha regalato due altri album (un po’ meno riusciti….), programmi TV sempre godibili, è diventata un’attrice appezzata e vincitrice di premi (ci ha reso orgogliosi) ed è sempre pronta a dire la sua (come la sua criticata/ osannata apparizione ad Annozero). Come sempre.
Nel corso degli anni poi si è spesso prestata e presentata come madrina nei Gay Pride, ha recitato in Saturno contro di Ferzan Ozpetek, è diventata donna ed ha fatto pace con T’appartanego. Come noi abbiamo fatto pace con il nostro passato.
Ha anche inciso una sigla, ingiustamente dimenticata, scritta da Silvio Testi con tanto di balletto coreografato da Luca Tommassini per Stasera niente MTV in cui vengono riproposti momenti ed atmosfere di quel Varietà televisivo che manca da tanto con citazioni di balletti del trittico magico Carra’-Cuccarini- Parisi.



Icone gay. Ambra C’è.

Ogni bene,

Grazie
Igor xxx

L’Italia ha ancora l’X Factor?

Se è vero che si capisce un popolo anche guardando la sua televisione, verrebbe da pensare che l’Italia stia per essere tagliata fuori dal mondo. Notizie ufficiose danno, infatti, per improbabile il ritorno di X Factor sui nostri schermi, pare per colpa di scarsi ascolti. E pensare che in Inghilterra, dove il format è nato, continua a essere il programma più visto e amato in assoluto dai sudditi di Sua Maestà. Un trionfo tale, quello di X Factor, che non esiste angolo del mondo che non abbia ormai la sua versione di successo. Basta aprire un qualsiasi sito d’intrattenimento americano per rendersi conto dell’attesa che si ha per l’ormai imminente lancio della versione made in USA. Eppure l’Italia sembra aver perso interesse di questa sfida tra talenti. Molti critici e detrattori danno la colpa alla sua somiglianza con altri programmi; personalmente, avendo seguito sin dall’inizio le edizioni inglesi del programma, ritengo piuttosto che la responsabilità sia da attribuire alle modifiche fatte al format originale per essere adattato a un gusto italiano.
Porre fine a una produzione che ha cosi tanta risonanza a livello mondiale sarebbe uno sbaglio che Magnolia, che lo gestisce in Italia sotto licenza SyCo, dovrebbe riuscire a evitare, magari puntando a una nuova collocazione soprattutto di rete.
Confrontando X Factor Italia e X Factor UK, è lampante il diverso trattamento riservato alla fase delle selezioni a livello di palinsesto e di rilevanza. Se nel formato originale i provini degli aspiranti cantanti trovano la stessa collocazione settimanale dei live show; in Italia questi vengono confinati a una fascia quotidiana, e per giunta per due sole settimane. Questo impedisce, di fatto, allo spettatore di sentirsi il quinto giudice, cosa che invece avviene in UK.
Giunti alla prima serata si riconosce subito il marchio del format grazie alla struttura dello studio, le musiche e i colori. Ma se i temi musicali coincidono, questo non si può dire in fatto di contenuti e sviluppo del prodotto. Differenze sostanziali si trovano nella durata e nel tipo di conduzione del programma: In UK non si va mai oltre l’ora e mezza, mentre in Italia una puntata non è mai inferiore a tre ore. Mentre noi abbiamo un Facchinetti sempre presente e sempre pronto a dire la sua, Oltremanica troviamo una conduzione classica, pacata e quasi solenne dove i giudizi e i commenti vengono esclusivamente lasciati ai giudici . Spesso nella versione italiana la Musica e i concorrenti sembrano essere semplicemente un contorno e un pretesto per accendere discussioni più degne di una sagra che a un talent show in prime time.
Il vero problema di struttura della versione nostrana forse è l’assenza di un burattinaio come Simon Cowell, che non solo è giudice nella versione inglese (e presto anche di quella americana), ma ne è anche l’ideatore e produttore esecutivo. Manca il capo, qualcuno che abbia anche interessi personali a far sì che il risultato e la qualità del prodotto siano ineccepibili.
E’ ovvio quindi che in Italia si punti di più allo share facile attraverso discussioni urlate che a trovare vere forze della natura in grado di inchiodare la gente davanti al televisore.
Una cosa bisogna riconosce a X Factor Italia: l’introduzione dei pezzi inediti per i finalisti. Grazie a questo elemento siamo riusciti a conoscere Nathalie Giannitrapani nella sua totalità. Sarebbe stato un peccato non aver dato una possibilità a un’artista di 30 anni, paradossalmente già “troppo vecchia” per gli altri talent in circolazione.
Avere il Fattore X significa avere quel qualcosa in più che ti rende speciale. Non basta metterti il vestito buono del cugino inglese per renderti tale. Bisogna sapere essere brillanti e originali.
E bisogna sapere portare un abito preso in prestito, altrimenti si rischia di essere fuori luogo.
L’Italia ha ancora l’X Factor? Forse sì, basta continuare a cercarlo.