ICONE GAY MADE IN ITALY. I PER IEZZI PAOLA & CHIARA

PAOLA & CHIARA

Canzone simbolo: Vamos a Bailar (esta vida nueva)
Gemma dimenticata: Arrivederci, Addio
Canzone gay-friendly: Viva El Amor / Fino Alla Fine

 

Alcuni di voi si domanderanno come mai ho deciso di mettere Paola & Chiara alla lettera I e non alla P.

Il motivo è semplice: ho smesso di considerare le due sorelle milanesi come un’unica entità dal momento in cui si sono prese una pausa di riflessione per capire in che direzione dovevano andare sia come artiste che come donne.

Quella pausa portò a progetti solisti che mi aiutarono a capire che Paola Iezzi e Chiara Iezzi non erano solo due sorelle che formavano il duo Paola & Chiara, ma due artiste individuali che spesso e volentieri univano le forze – professionali, emotive ed economiche- per il progetto Paola & Chiara.

Forse mi sbaglio, forse no. Fatto sta che in questa estate 2012 le sorelle Iezzi si stanno dividendo tra apparizioni come duo a nuove sperimentazioni soliste. Rassicurando i loro fans – e forse anche loro stesse- che le due cose possono coesistere senza problemi.

Una delle cose che amo maggiormente di Paola & Chiara è come nel corso degli anni siano riuscite a crearsi un’immagine ben distinta nonostante si siano continuamente reinventate e reincarnate in qualcosa di nuovo, abbiano sperimentato suoni e generi (dalle sonorità irlandesi, al rock per arrivare a tutte le sfaccettature del pop) e abbiano rischiato tanto pur di non rimanere intrappolate al fenomeno da tormentone.

Eppure, con un successo quale è stato Vamos A Bailar, il rischio era alto.

Vamos A Bailar è e rimane un indiscusso successo estivo, tanto da essere anche stato eletto tormentote degli ultimi 20 anni nel 2009 da un sondaggio di TV Sorrisi e Canzoni.

Ma questo pezzo non solo ha regalato alle due ragazze una nuova strada da percorrere, ma ha colpito il cuore di molti (tutti?) i gay italiani (e non).

L’album da cui è tratto, Television, è ormai una pietra miliare della discografia gay-friedly Made In Italy, grazie alla sua profonda  leggerezza. Dietro a questi suoni allegri si nascondono parole profonde, come dietro a molti sorrisi e tanta apparente allegria di molti gay si nasconde in realtà ben altro.

E’ grazie a Television che molti loro fans gay hanno continuato nel corso degli anni a seguirle ed eleggerle icone gay nostrane.

Detto ciò, sono stato parecchio a riflettere su quale canzone potesse essere la più gay friendly di tutte quelle contenute nell’album E l’ovvia scelta è caduta su due brani ormai storici:

Da un lato abbiamo Viva El Amor, canzone del Gay Pride italiano targato 2001:

Dall’altra parte abbiamo Fino Alla Fine con un video tributo al mondo gay, con atmosfere che sembrano strizzare l’occhio ad Almodovar e a Pierre et Gilles.

Io, per una volta, non so decidere e visto che loro sono due…scelgo due canzoni. Il blog è mio e le regole le faccio io. Ah.

Per quello che mi riguarda  ricordo chiaramente (e paolamente…. perdonatemi, sono in modalità cazzeggio) il momento in cui decisi che, su di me, avevano vinto: il video di Ci Chiamano Bambine: quel video era come se volesse porre la parola fine a un capitolo. Con quelle immagini Paola & Chiara finalmente si riprendevano la loro individualità personale. Da lì si riprendeva un percorso alla ricerca di qualcosa di nuovo. Che magicamente corrispondeva con il mio…

Ma non sono qui a raccontarvi la loro storia, per quello c’è wikipedia. Quello che vorrei evidenziare è come questa evoluzione di immagine e suoni sia arrivata fino a regalarci un album come Festival. Un album che non solo ha dei singoli di impatto radiofonico incredibile, ma è nella sua interezza un piccolo grande capolavoro.

Ci sono pezzi che io consiglio a tutti di riscoprire come la struggente Arrivederci, Addio: gemma assoluta dell’intera discografia delle sorelle Iezzi.

Il capire il nuovo che avanza forse è quello che ha permesso a Paola & Chiara di creare floridamente. Sono infatti tra le prime artiste italiane a utilizzare il web e i social network in prima persona sin dai tempi di MySpace (RIP) per comunicare, cercare e promouovere a 360 gradi i loro mondi.

E’ grazie proprio al web e alla loro disponibilità che io, come molti fans, sono entrato a contatto diretto con queste due bambine diventate donne che, a metà tra dive d’altri tempi e “gente de noartri”, rende la loro conoscenza ogni giorno più stimolante e, appunto,  profondamente leggera. Paola e Chiara Iezzi, appare ovvio, non ci hanno mai voluto prendere in giro cercando di avere, essere, dire o farci credere cose che non erano.

Quello che spesso in molti dimenticano è che loro se la cantano e se la suonano. In tutti i sensi. Si scrivono, producono, cantano tutto in proprio…e allontanandosi dalle major hanno preso le redini in mano fondando la loro etichetta indipendente, la Trepertre.

Io da anni sostengo la stessa teoria: fossero nate in Inghilterra e si fossero chiamate Paula & Claire, forse il loro destino artistico sarebbe stato ben altro. Gli italiani si sa, quando si tratta di pop, sono sempre pronti a iconizzare chi viene da lontano…dimenticando spesso i talenti che hanno in casa.

Per avallare questa mia teoria basta andare a riascoltarsi l’album Win Th Game che, durante il mio soggiorno londinese, tanto è piaciuto a chiunque lo facessi ascoltare.

Ma basterebbe anche solo riascoltare questo pezzo:

Attendendo il nuovo capitolo di Paola & Chiara vi voglio segnalare:

i due pezzi di Paola per questa estate 2012:

Xcept you, pezzo preso in prestito dalla moda

In adorazione di te : collaborazione col cantautore toscano Stiv

E il brano di Chiara

L’altra parte di me: bellissima ballata dalla colonna sonora del film Maledimiele

Ogni bene,

Igor

Roma 23 Giugno 2012: Gay Pride

Sabato 23 giugno 2012, come era prevedibile, sono stato al Gay Pride di Roma.

“Com’era?” mi è stato chiesto?

…e io ci ho messo circa due giorni per capire la risposta.

Vorrei innanzitutto dire come mai per me è importante andare ai Gay Pride: voglio fare numero. Voglio essere un numero. Voglio far capire che quello che recrimino sempre nel mio quotidiano: come la mancanza di diritti di eguaglianza e tutela, nel caso e nel giorno, io abbia mai un compagno, non è solo un mio personale urlo di frustrazione, ma di tanta tanta altra gente. Sabato eravamo 150.000.

Ieri sera tornando in macchina con il mio amico Alessandro mi chiedeva come mai non fossi però convinto di questo Pride, eppure c’era tutto quello che mi è sempre piacito:  la variabilità dei partecipanti -dal comune operaio arrivando alla piò stravagante delle Drag Queen-, i sorrisi, la mancanza di disordini, la musica, i colori, i fustacchiotti, amici e conoscenti.

Quello che mi ha fatto riflettere è come io sia cambiato e tutto ciò ormai mi sa già di visto, ripetuto…quasi forzato.

Noto come Roma in festa sia sempre uno spettacolo da lasciar a bocca aperta…

Allontanatomi dai vari carri del Muccassassina, del Gay Village e di tutti quelli cosi popolosi e popolati dove il concetto di divertimento non mi appartiene più, la massa “modaiola” gay non mi appartiene più, raggiungo il bus all’inglese principale più vintage e colorato che alterna e messaggi “politici” ben chiari a canzoni iconiche della comunità gay. Ecco questo sono io:

 

Il Gay Pride per me è chiaro che sia diventato più un dovere civile che un piacere. Marciavamo con lo slogan di VOGLIAMO TUTTO… e fino al momento in cui non AVRO’ TUTTO, continuerò a sentirmi fuori luogo “tra i miei simili”.  Ma continuerò a marciare…magari, la prossima volta, con tacchi a spillo. Non sarebbe la prima volta.

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Ziando

Oggi l’ho passato facendo una delle mie cose preferite: lo zio.
Amo questi due piccoli esseri umani che tanto danno facendo ancora così poco!
La piccolina, che oggi compie due mesi, si fa già tante risate!
Il “grande” (21 mesi) cerca di imitare il mio occhiolino convinto di farlo ma chiudendo, in realtà, entrambi gli occhi.
A chi mi domanda sempre se non mi manca Londra, mi basterà far vedere questa foto…

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