Di storie a tematica omosessuale al cinema ne abbiamo viste tante, ma raramente mi era capitato di vedere un film su quello che è il momento forse più intenso e temuto nella vita di un gay: il Coming Out (il dichiararsi, per chi ancora non lo sapesse).
Come Non Detto, film d’esordio di Ivan Silvestrini (qui l’intervista che ho fatto a lui), si definisce Il Manuale Del Coming Out. E non delude le attese.
Il fatto che la trama sia incentrata sui tentativi del giovane Mattia, interpretato da Josafat Vagni, di rendere perfetto il momento della comunicazione del suo orientamento sessuale, rende l’accettazione dell’omosessualità, sia sa parte del protagonista che da parte del mondo a lui circostante, un fattore secondario e normale. Le fasi, quasi inevitabilmente, stereotipate di molte giovani vite gay, vengono qui raccontate con delicatezza, garbo, ironia e verità come raramente mi era capitato di vedere in un film: i primi dubbi, gli attacchi omofobi, i primi turbamenti sessuali, il primo bacio, la prima volta, i primi sconforti, le prime lacrime di gioia e tutti i passaggi del percorso dello sviluppo del proprio io; Tutto, anche l’emozione e l’imbarazzo del primo locale gay (qui il Muccassassina con un imperdibile Francesco Montanari nei panni della Drag Queen Alba Paillettes), è raccontato con magistrale ironia e accurata garbatezza.
Un film che gode di una sceneggiatura, un montaggio e una recitazione che quasi ti fanno dubitare che il tutto possa venire da una produzione nostrana. Una storia così vera che ti fa domandare come sia possibile che l’Italia sia così indietro per quanto riguarda i diritti civili della comunità GBLT.
Credo che per molti gay, specie della mia generazione, vedere questo film sia come fare un tuffo nel proprio passato e nella propria vita. A volte con un amaro sorriso sul volto. Ma con la consapevolezza che le rivincite, nella vita, posso arrivare se solo si cercano.
Certo, è un film e tutto sembra più bello e più facile. Ma del resto, quando la vita è quella degli altri ad essere vissuta e raccontata, non sembra sempre più facile della nostra?
Nel film è fondamentale il fondersi di tutti i personaggi secondari che hanno gli stessi spazi e la stessa importanza nella stesura del film. Dalla nonna 83enne che non si arrende alla vecchiaia e decide di trovare lavoro, il padre (Ninni Bruschetta) di stampo tipicamente italiano e al confine con l’omofobia, alla madre (Monica Guerritore) premurosa e apprensiva, la sorella (Valentina Correani) al limite del coatto, la classica amica (Valentina Bilello) innamorata del suo migliore amico gay. E poi lui, il grande amore, capace di farti fare passi da gigante (dal fare coming out al trasferirsi all’estero).
Tutto in questo film è raccontato in modo delizioso. Mai volgare, sempre ironico. Un film in cui le ristare e le lacrime di mischiano e susseguono come fossero un tutt’uno. Come del resto è la vita.
La colonna sonora è poi perfetta: una canzone d’amore delicata interpretata da Syria (che io adoro…) Featuring Ghemon.
Un film che mi ha fatto ricordare, con un sorriso, il mio (i miei, per l’esattezza) coming out. Ma quello, forse, è tutto un altro post….
Da vedere.







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